L'EVP non elenca i benefit aziendali. Dice, in una frase, perché un professionista bravo dovrebbe scegliere di passare i prossimi anni della propria carriera da voi invece che altrove.
“Un'EVP che promette crescita rapida e che nessuno ha mai visto realizzarsi genera turnover, non retention, entro il primo anno.”
Osservatorio GTM OttoUn'EVP credibile si dimostra con dati interni concreti: quanti dipendenti sono stati promossi nell'ultimo anno, qual è il tempo medio per una prima promozione, quanti dipendenti raccomandano attivamente l'azienda a conoscenti nello stesso settore. Senza questi dati a supporto, l'EVP resta una dichiarazione di intenti che i candidati più esperti sanno riconoscere come tale.
Segmentare l'EVP per tipo di ruolo evita di comunicare una promessa generica che non risuona con nessun profilo specifico: ciò che attrae un talento tecnico (autonomia, sfide complesse) è spesso diverso da ciò che attrae un profilo commerciale (velocità di crescita, meritocrazia sul compenso).
Errore comune: comunicare un'EVP generica identica per tutti i ruoli aziendali, diluendo il messaggio rispetto a ciò che davvero motiva un profilo tecnico rispetto a un profilo commerciale.
Secondo errore: promettere in fase di recruiting elementi (crescita rapida, autonomia) che i dati interni di promozione e turnover smentiscono, generando un divario che porta a un abbandono rapido dei nuovi assunti nei primi 12 mesi.
Un'azienda promette 'crescita rapida di carriera' come parte della propria EVP, ma i dati interni mostrano un tempo medio di 34 mesi per la prima promozione. Il turnover dei neoassunti nei primi 12 mesi è del 41%. Dopo aver riallineato l'EVP a una promessa verificabile ('percorsi di sviluppo strutturati con checkpoint a 6 mesi') e aver effettivamente introdotto quei checkpoint, il turnover scende al 18% nell'anno successivo.