Una value proposition non elenca le funzionalità del prodotto. Dice, in una frase, perché un'azienda dovrebbe cambiare le proprie abitudini per usare il vostro prodotto invece di continuare a fare quello che fa oggi.
“La vostra vera concorrenza raramente indossa il logo di un'altra azienda. Il più delle volte, è un foglio Excel che funziona abbastanza bene da non essere sostituito.”
Osservatorio GTM OttoIn B2B, la maggior parte delle decisioni d'acquisto non è un confronto tra fornitori alternativi, ma un confronto tra il costo di cambiare (tempo, rischio, formazione) e il costo di continuare con il processo attuale, anche se inefficiente. Una value proposition efficace deve vincere prima questo confronto, non solo quello con i competitor diretti.
Questo significa articolare il valore in termini del costo nascosto dello status quo (ore perse, errori, opportunità mancate) più che in termini di funzionalità del prodotto, che il cliente spesso non riesce a tradurre autonomamente in impatto di business.
Errore comune: costruire la value proposition come elenco di funzionalità tecniche, lasciando al cliente il compito di tradurle in impatto di business, un lavoro che la maggior parte dei buyer non ha tempo o competenza per fare.
Secondo errore: usare la stessa value proposition identica per segmenti di clienti molto diversi (enterprise ed SMB), ignorando che il costo dello status quo e le priorità decisionali cambiano radicalmente tra i due.
Un'azienda riscrive la propria value proposition da 'piattaforma di analytics con dashboard personalizzabili' a 'elimina le 6 ore settimanali che il team finance perde a consolidare dati manualmente su Excel prima di ogni board meeting'. Il tasso di risposta alle campagne outbound sale dal 2.1% al 7.8%, perché il messaggio compete ora esplicitamente contro lo status quo invece che contro concorrenti astratti.