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Il problema non è il marketing. È il processo che nessuno ha mai disegnato.

Il problema non è il marketing. È il processo che nessuno ha mai disegnato.

C'è un dato del 2024 che continuiamo a portare nelle conversazioni con i clienti, perché descrive con precisione il problema che vediamo ogni giorno. Secondo il Forrester Sales and Marketing Alignment Survey, l'82% dei C-level crede che marketing e sales lavorino in modo allineato nella propria organizzazione. Nello stesso campione, il 65% dei professionisti di marketing e sales dichiara di non aver mai trovato questo allineamento con la leadership.

Non è un problema di percezione. È una fractura strutturale, e si sente soprattutto sui risultati.

Il motivo per cui questo gap esiste non è la mancanza di buona volontà, né di competenza. Le aziende che incontriamo hanno team capaci, spesso con anni di esperienza nel B2B. Il problema è a monte: lavorano senza un processo di Go-to-Market condiviso, disegnato insieme, misurabile (scopri perché un piano marketing e un Go-to-Market non sono la stessa cosa). Lavorano con attività, non con un sistema. E quando un'attività non porta i risultati attesi, la risposta naturale è aggiungerne un'altra.

Non proponiamo di fare di più. Proponiamo di smettere di farlo, e di sostituire le iniziative con un processo.


Perché le iniziative spot non bastano più

Il 2026 ci consegna un mercato B2B profondamente diverso da quello per cui la maggior parte delle architetture GTM è stata progettata. Secondo il report The 2026 State of B2B GTM Strategy pubblicato da Outcomes Rocket, su un campione di 511 professionisti B2B, il buying committee (o buying group B2B) sui deal enterprise supera oggi una media di 11,2 stakeholder, con un ciclo di vendita che raggiunge i 218 giorni. Ogni stakeholder ha priorità diverse, fonti diverse, si trova in una fase diversa del processo decisionale.

In questo contesto, un'iniziativa di marketing, anche ben eseguita, non riesce a governare la complessità. Può raggiungere un segmento dell'audience, in un momento specifico, con un messaggio che funziona per quella fase. Ma non può tenere insieme la sequenza di touchpoint necessaria per portare un gruppo di acquisto dal riconoscimento del problema alla decisione.

Il risultato è una struttura che quasi naturalmente produce questo esito: ogni funzione ottimizza il proprio perimetro. Il marketing ottimizza le conversioni di canale. I sales ottimizzano il tasso di chiusura. Gli eventi ottimizzano le presenze. Ognuno fa bene il suo lavoro. Ma nessuno possiede il sistema che li connette.

"Il marketing spesso funziona. Il problema è che funziona per se stesso: non per il sistema in cui dovrebbe essere inserito."

Quando questo accade, il problema non è visibile nelle singole metriche. Le campagne girano. I lead arrivano. Gli eventi si riempiono. Eppure la pipeline non cresce con la continuità che ci si aspetterebbe. E la risposta, quasi sempre, è aggiungere attività invece di guardare l'architettura.


Il costo reale della mancanza di processo

Esiste un modo per quantificare il prezzo di questa frammentazione. Sempre secondo le elaborazioni Forrester, le aziende con marketing e sales non allineati perdono in media tra il 10 e il 38% della revenue potenziale. Non in costi aggiuntivi: in opportunità che il mercato avrebbe concesso e che l'architettura interna non è riuscita a convertire.

Per un'azienda da 10 milioni di euro di fatturato, stiamo parlando di 1–3,8 milioni di euro l'anno. Not in spese eccessive, ma in valore evaporato nella distanza tra le funzioni.

Non è un problema che si risolve con nuove campagne, nuovi strumenti o un cambio di fornitore. Si risolve affrontando la questione strutturale: marketing e sales operano con obiettivi separati, metriche separate, e spesso anche con una comprensione diversa di chi sia il cliente e in quale fase si trovi nel processo d'acquisto.

La verità che emerge costantemente dal lavoro sul campo è questa: non mancano le idee, non mancano le risorse, non mancano le capacità. Manca il filo che le connette. Manca il processo.


Cosa significa avere un processo Go-to-Market

Un processo Go-to-Market non è un documento. Non è il piano annuale rivisitato in ottica integrata, né il modello di allineamento presentato al board. È una disciplina operativa: il modo condiviso con cui un'organizzazione decide come portare il proprio valore al mercato: con quale sequenza, attraverso quali funzioni, misurata con quali metriche.

La differenza rispetto all'approccio a iniziative emerge con chiarezza su tre dimensioni.

Sul budget. Quando esiste un processo GTM, ogni attività viene valutata in relazione al contributo alla pipeline, non alla performance di canale. Un evento che porta 300 presenze e zero conversazioni qualificate (come analizziamo nel nostro pezzo sulla misurazione del ROI degli eventi B2B) ha un rendimento diverso: e misurabile: rispetto a uno che porta 80 presenze e 15 opportunità. Senza un processo condiviso, questa distinzione non è sistematicamente visibile.

Sul ciclo di vendita. Un processo GTM progettato insieme riduce il tempo che i sales trascorrono a educare il prospect. Questo accade perché il marketing ha già fatto parte di quel lavoro: con i contenuti giusti, ai momenti giusti, per i profili giusti. Quando le due funzioni lavorano sullo stesso funnel e sugli stessi messaggi, le conversazioni commerciali partono da un livello di consapevolezza più alto.

Sulla diagnosi. Quando i risultati non arrivano, un processo condiviso permette di isolare il problema. La pipeline si blocca nel posizionamento? Nel nurturing? Nell'enablement commerciale? Nella qualità degli eventi? Senza un processo, questa diagnosi è quasi impossibile: perché i dati delle diverse funzioni non si parlano. Il problema rimane diffuso, e la risposta default è aggiungere attività.

È esattamente per rispondere a questa esigenza che abbiamo costruito il Metodo Line: una metodologia proprietaria in tre fasi che mappa il Go-to-Market su oltre 64 KPI, per individuare con precisione dove il processo si interrompe: prima di intervenire.


Il processo come vantaggio competitivo

C'è un dato che sintetizza meglio di altri questo passaggio. Secondo il GTM State of Efficiency Report 2026 di LeanData, le organizzazioni che adottano un approccio di Revenue Operations integrato crescono tre volte più velocemente rispetto a quelle che gestiscono le funzioni in modo separato.

Non è una questione di settore o di dimensione. È una questione di sistema. E la differenza di velocità non dipende dall'intensità delle attività, ma dalla coerenza con cui le funzioni sono connesse intorno a obiettivi comuni.

Quello che osserviamo nelle organizzazioni che crescono in modo stabile nel B2B non è un marketing più creativo, né un sales più aggressivo. È la presenza di un processo GTM che funziona come architettura: definisce le priorità, allinea le funzioni, misura i risultati nel punto in cui contano davvero: la revenue, non il canale.

Questo cambia anche il modo in cui il marketing viene percepito internamente. Quando è inserito in un processo, smette di essere valutato sulle attività che produce e inizia a essere misurato sul contributo che porta al risultato commerciale. È una trasformazione che cambia i criteri di allocazione del budget, la qualità del dialogo con i sales e il tipo di decisioni che si prendono in riunione di leadership.

Le aziende che stanno costruendo questo vantaggio non lo stanno facendo aggiungendo risorse. Lo stanno facendo riprogettando il modo in cui le risorse che hanno già lavorano insieme.


Il punto in cui quasi tutti si fermano

Sappiamo che il passaggio da un modello a iniziative a un processo integrato non è immediato. Richiede un cambio di prospettiva che attraversa più funzioni e, spesso, anche la leadership.

Il momento in cui le organizzazioni si fermano è quasi sempre lo stesso: quando si tratta di tradurre la visione strategica in architettura operativa. È il punto in cui la consulenza tradizionale produce analisi, ma la macchina non si mette in moto. Ed è il punto in cui un approccio che presidia insieme strategia ed esecuzione fa la differenza reale.

Non serve fare di più. Serve costruire un sistema in cui quello che si fa già produca risultati stabili nel tempo.


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