I media sintetici non sono solo un'opportunità creativa a basso costo. Sono anche il rischio reputazionale più recente e meno compreso da cui un brand B2B deve imparare a proteggersi attivamente.
“Il rischio reputazionale più recente per un brand B2B non è più solo cosa dice qualcuno di voi. È cosa un deepfake fa dire, con la vostra voce, a qualcuno che non siete voi.”
Osservatorio GTM OttoCon la diffusione di strumenti di generazione video e audio sintetici sempre più accessibili, il rischio reputazionale più rilevante per un brand B2B non è solo l'uso interno improprio, ma la possibilità che terzi malintenzionati creino contenuti falsi verosimili che coinvolgono dirigenti aziendali o il brand stesso, ad esempio in schemi di frode che sfruttano la fiducia associata al nome dell'azienda.
Un piano di risposta rapida, con protocolli di verifica e canali di smentita già pronti, riduce drasticamente il danno rispetto a un'organizzazione che scopre il problema e deve improvvisare una risposta mentre il contenuto falso si diffonde.
Errore comune: non avere alcun protocollo preparato per rispondere a un deepfake o contenuto sintetico non autorizzato che coinvolge il brand, improvvisando una risposta lenta e disorganizzata mentre il danno reputazionale si accumula.
Secondo errore: usare internamente media sintetici per contenuti di marketing senza dichiararlo esplicitamente al pubblico, un'omissione che, se scoperta, danneggia la fiducia molto più del contenuto stesso.
Un video deepfake che imita il CEO di un'azienda B2B, usato in uno schema di frode verso i clienti, circola per 6 ore prima che l'azienda se ne accorga, causando 14 segnalazioni di clienti confusi. Dopo aver introdotto un protocollo di monitoraggio e un canale di verifica ufficiale pubblicizzato preventivamente, un incidente simile successivo viene smentito pubblicamente entro 45 minuti, con un impatto reputazionale misurabilmente inferiore.