Il branded content B2B non è un articolo con il vostro logo in fondo. È contenuto abbastanza utile da essere condiviso anche da chi non ha alcuna intenzione di comprare da voi domani.
“Se il vostro contenuto perde ogni valore quando si toglie il logo, non era branded content. Era pubblicità con un formato più lungo.”
Osservatorio GTM OttoIl branded content efficace in B2B supera un test semplice: avrebbe valore anche se il logo dell'azienda venisse rimosso? Se la risposta è sì, il contenuto costruisce fiducia genuina nel tempo; se la risposta è no, è pubblicità mascherata da editoriale, riconosciuta come tale dal pubblico B2B, generalmente più smaliziato di un consumatore finale.
Questo tipo di contenuto genera valore di lungo periodo perché associa il brand a competenza reale, non a un messaggio di vendita, costruendo la fiducia necessaria prima ancora che il ciclo di vendita inizi formalmente.
Errore comune: produrre contenuto che è essenzialmente materiale promozionale travestito da approfondimento editoriale, un formato che il pubblico B2B riconosce e sconta rapidamente nella propria attenzione.
Secondo errore: misurare il successo del branded content su metriche di reach generico invece che su engagement qualificato (tempo di lettura effettivo, condivisione tra pari nel settore target), perdendo di vista se sta davvero raggiungendo e convincendo il pubblico giusto.
Un'azienda pubblica un report di ricerca originale su un problema di settore, senza alcun riferimento diretto al proprio prodotto per le prime 2.000 parole. Il report viene condiviso spontaneamente da 40 decisori di settore su LinkedIn, generando 3 volte più traffico qualificato verso il sito rispetto a un contenuto promozionale precedente con budget di distribuzione paid comparabile.